lunedì 27 novembre 2017

Antonella La Frazia
Silente e muta

Silente e muta
come neve
che ammanta tristi cuori
Muta come la notte,
nel profondo mare.
Muta come il dolore.
Come acini d'uva acerbi,
assaporati,
masticati,
acre ricordo
che m'allappa i sensi.
Coriandoli di rimpianti
su questa eterna maschera
che mi divora il viso
e che muta
mi costringe.

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Commento di Epitteto:
L'ultimo distico contraddice quanto in premessa.
Altro che muto, l'io parlante parla, eccome.
A mio giudizio il messaggio s'evidenzia negli ultimi versi, escluso < coriandoli di rimpianti >, davvero brutto.
Ogni persona ( in etrusco < maschera > ) indossa un travisamento a difesa, per non mettere a nudo le proprie manchevolezze e debolezze.
Una maschera che a lungo andare ci < divora > dentro, rendendoci irriconoscibili prima di tutto a noi stessi.
L'infingimento ce lo portiamo nell'intimo per tutta la vita, tanto che l'intero consorzio umano non è che un ballo infinito di maschere.
E guai a volerle dismettere: saremmo del tutto indifesi ai mali del mondo.
In conclusione, tutto quanto precede i versi salvati non ha valore e significato propedeutici, ma annulla la forza della verità sottesa negli ultimi capoversi.

P.S.: Quell' < allappa > è tremendo...

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