CON COMMENTO DI CINICO CRATETE, ALLIEVO DI Epitteto Eubulide
LL’AUTUNNO ’E MO’
***di Pietro ZURLO***
***
E’ triste chistu viale chino d’arbere,
ca ’o viento ’e sbatte forte ’a ccà e a llà;
cadono ’e fronne, ma nun so’ ’ngiallute,
ma ’o viento ’e ppiglia senza avè pietà.
***
E ch’è passata…manco na semmana,
ra quann’o sole ’estate t’’e scarfava;
’o nnammurato sotto passiava
tutto suspire co la nnammurata.
***
E pure ’o viecchio a ’o frisco arrepusava,
guardanno ’a gioventù ca s’abbracciava.
Ma mo’, poveri frònne ruciulate…
mo stanno ’nterra tutte ammuntunate.
***
Chist’autunno ca s’è apprisintato
è arrivato forte, acqua e viento;
senza pietà da l’arbere ha spezzato
’e fronne ancora verde chiene ’e vita.
***
Chist’è ll’autunno ’e mo’ doppo l’estate!
*************************************
*Cinico Cratete:
Confucio un giorno domandò al suo allievo Soseki cosa desiderasse di più nella vita. Ed egli così rispose: < Immergermi nell’acqua limpida, sentire il vento che scorre, comporre versi e tornarmene a casa >. Ecco, don Pietro sa camminare per i viali alberati con l'attenzione dell'osservatore sensibile, sa ascoltare la natura e poi scrivere poesie. Per certi aspetti gli sono grato, perché in questi tempi di ipermodernità sono sommerso da una valanga di astrusità poetiche. Una cosa insopportabile: rifiuto delle regole letterarie, ortografia da caverna, grammatica-sintassi-interpunzione all'ammasso, ecc. Questi scribacchini illetterati, il credereste, vanno fieri della loro ignoranza, sbandierandola con convinzione ai quattro venti.
Il nostro Zurlo, no. Le sue liriche sono un esempio di comprensione tematica, sono scritte per farci riamare la Poesia. Ma, dicono, siete dei Matusalemme fuori dal tempo!
Invece siamo gli ultimi difensori di un linguaggio percepibile da tutti, come la buona scuola di un tempo ci ha lodevolmente insegnato.
Eccomi tornare alla proposta dell'Autore.
Mica è semplice saper descrivere la natura nella sua essenza senza scadere nell'usuale e nel prosastico. Occorre quel tocco leggero e significante che sappia rendere la sorpresa e l'incanto delle immagini. Qui don Zurlo c'è riuscito splendidamente senza stancare la lettura: flash in rapida successione a costruire un intero panorama autunnale. Con un'ombra di mestizia frammista alla bellezza cruda della entrante stagione, ricca di frutti e di ricordi.
Cinico Cratete.
LL’AUTUNNO ’E MO’
***di Pietro ZURLO***
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E’ triste chistu viale chino d’arbere,
ca ’o viento ’e sbatte forte ’a ccà e a llà;
cadono ’e fronne, ma nun so’ ’ngiallute,
ma ’o viento ’e ppiglia senza avè pietà.
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E ch’è passata…manco na semmana,
ra quann’o sole ’estate t’’e scarfava;
’o nnammurato sotto passiava
tutto suspire co la nnammurata.
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E pure ’o viecchio a ’o frisco arrepusava,
guardanno ’a gioventù ca s’abbracciava.
Ma mo’, poveri frònne ruciulate…
mo stanno ’nterra tutte ammuntunate.
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Chist’autunno ca s’è apprisintato
è arrivato forte, acqua e viento;
senza pietà da l’arbere ha spezzato
’e fronne ancora verde chiene ’e vita.
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Chist’è ll’autunno ’e mo’ doppo l’estate!
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*Cinico Cratete:
Confucio un giorno domandò al suo allievo Soseki cosa desiderasse di più nella vita. Ed egli così rispose: < Immergermi nell’acqua limpida, sentire il vento che scorre, comporre versi e tornarmene a casa >. Ecco, don Pietro sa camminare per i viali alberati con l'attenzione dell'osservatore sensibile, sa ascoltare la natura e poi scrivere poesie. Per certi aspetti gli sono grato, perché in questi tempi di ipermodernità sono sommerso da una valanga di astrusità poetiche. Una cosa insopportabile: rifiuto delle regole letterarie, ortografia da caverna, grammatica-sintassi-interpunzione all'ammasso, ecc. Questi scribacchini illetterati, il credereste, vanno fieri della loro ignoranza, sbandierandola con convinzione ai quattro venti.
Il nostro Zurlo, no. Le sue liriche sono un esempio di comprensione tematica, sono scritte per farci riamare la Poesia. Ma, dicono, siete dei Matusalemme fuori dal tempo!
Invece siamo gli ultimi difensori di un linguaggio percepibile da tutti, come la buona scuola di un tempo ci ha lodevolmente insegnato.
Eccomi tornare alla proposta dell'Autore.
Mica è semplice saper descrivere la natura nella sua essenza senza scadere nell'usuale e nel prosastico. Occorre quel tocco leggero e significante che sappia rendere la sorpresa e l'incanto delle immagini. Qui don Zurlo c'è riuscito splendidamente senza stancare la lettura: flash in rapida successione a costruire un intero panorama autunnale. Con un'ombra di mestizia frammista alla bellezza cruda della entrante stagione, ricca di frutti e di ricordi.
Cinico Cratete.
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