POSTER
di Mauri Mari
Ho fatto una richiesta
al mio datore di lavoro
al fine di alleviarmi le giornate.
Dei poster luminosi
su tutte le pareti
incorniciati come fossero finestre.
Immagini turistiche
di mete conosciute
così da visitare tutto il mondo
producendo.
di Mauri Mari
Ho fatto una richiesta
al mio datore di lavoro
al fine di alleviarmi le giornate.
Dei poster luminosi
su tutte le pareti
incorniciati come fossero finestre.
Immagini turistiche
di mete conosciute
così da visitare tutto il mondo
producendo.
Ho fatto poi la stessa
a un altro mio datore
se esiste e mi accontenta, si vedrà.
Dei poster luminosi
lungo la strada
ma senza le cornici
che sembrino realtà.
******************************
EPITTETO:
Stilisticamente Mauri Mari ed o non potremmo essere più distanti.
Eppure credo di essere dotato di un fiuto molecolare poetico pressochè infallibile: il nostro Autore percorre un genere letterario sui generis, che sfugge ai canoni correnti.
Tali da lasciare allibiti di primo acchito, per restarne alla lunga coinvolti.
Nel merito.
Nel primo datore di lavoro, in trasposizione concettuale, vi intravvedo l'Io, cioè il proprio essere nella coscienza che ha del sè.
Sempre frustrato dagli eventi della vita, in totale stato di depressione psicofisica.
Ultima spes, le luci e i colori presi a prestito per illuminare le ombre esistenziali tutt'intorno.
Poi l'ultima strofa ove troneggia il non-io, l'nsieme della realtà distinta dal soggetto pensante e sempre sfuggente: per me la natura, per i credenti il secondo datore di lavoro trinariciuto, a che rendano illuminati i percorsi restanti della vita.
Nella convinzione-certezza tuttavia di un secondo fallimento d'investimento interiore.
Eccellente, Siddharta.
a un altro mio datore
se esiste e mi accontenta, si vedrà.
Dei poster luminosi
lungo la strada
ma senza le cornici
che sembrino realtà.
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EPITTETO:
Stilisticamente Mauri Mari ed o non potremmo essere più distanti.
Eppure credo di essere dotato di un fiuto molecolare poetico pressochè infallibile: il nostro Autore percorre un genere letterario sui generis, che sfugge ai canoni correnti.
Tali da lasciare allibiti di primo acchito, per restarne alla lunga coinvolti.
Nel merito.
Nel primo datore di lavoro, in trasposizione concettuale, vi intravvedo l'Io, cioè il proprio essere nella coscienza che ha del sè.
Sempre frustrato dagli eventi della vita, in totale stato di depressione psicofisica.
Ultima spes, le luci e i colori presi a prestito per illuminare le ombre esistenziali tutt'intorno.
Poi l'ultima strofa ove troneggia il non-io, l'nsieme della realtà distinta dal soggetto pensante e sempre sfuggente: per me la natura, per i credenti il secondo datore di lavoro trinariciuto, a che rendano illuminati i percorsi restanti della vita.
Nella convinzione-certezza tuttavia di un secondo fallimento d'investimento interiore.
Eccellente, Siddharta.
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