La grandezza
di Epitteto
Un grande poeta è uno scrittore che si può lodare senza averlo mai letto.
Di conseguenza una grande poesia è un qualcosa che tutti vorrebbero leggere ma che nessuno ha la forza di farlo.
Per cui è inutile scrivere le proprie stupidaggini per lucrare solo degli striminziti like di circostanza.
Hal
sabato 23 giugno 2018
giovedì 14 giugno 2018
Antonella La Frazia
4 agosto 2016
Lo sbarco
Il freddo sapore
d' inutilità
e sale di mare,
gela la pelle.
Scivola il cuore
al di là delle onde,
a trovar lembi di terra
e catene...
Ancora catene
per l' indomita fiera
che rigira la gabbia.
La belva ferita
col suo lento andare,
nel moto perpetuo
del suo dolore.
È inutile il giorno,
al pari la notte
nel torpore dell'odio.
Inalienabile diritto alla vita,
già straccio consunto.
Ancora nel mare i fiori recisi,
lasciati marcire,
a cullarsi e specchiarsi
nel luccichio delle onde.
Quei fiori recisi
ognuno ha il suo nome.
La Frazia Antonella La Frazia
**************************
Commento di Epitteto:
C'era da aspettarselo.
Ad ogni evento epocale, una ridda di partecipazioni più o meno commosse e solidali.
L'esecrazione sprecata a parole, assai meno nei fatti.
Di conseguenza anche i commenti perdono di mordente.
Il testo sconta la ripetitività dei tanti Autori sul medesimo evento.
Comunque fredda l'annotazione in denuncia, costruita a tavolino senza emozioni.
Hal
4 agosto 2016
Lo sbarco
Il freddo sapore
d' inutilità
e sale di mare,
gela la pelle.
Scivola il cuore
al di là delle onde,
a trovar lembi di terra
e catene...
Ancora catene
per l' indomita fiera
che rigira la gabbia.
La belva ferita
col suo lento andare,
nel moto perpetuo
del suo dolore.
È inutile il giorno,
al pari la notte
nel torpore dell'odio.
Inalienabile diritto alla vita,
già straccio consunto.
Ancora nel mare i fiori recisi,
lasciati marcire,
a cullarsi e specchiarsi
nel luccichio delle onde.
Quei fiori recisi
ognuno ha il suo nome.
La Frazia Antonella La Frazia
**************************
Commento di Epitteto:
C'era da aspettarselo.
Ad ogni evento epocale, una ridda di partecipazioni più o meno commosse e solidali.
L'esecrazione sprecata a parole, assai meno nei fatti.
Di conseguenza anche i commenti perdono di mordente.
Il testo sconta la ripetitività dei tanti Autori sul medesimo evento.
Comunque fredda l'annotazione in denuncia, costruita a tavolino senza emozioni.
Hal
Cinzia Pitingaro
12 giugno alle ore 17:46
I PORTI
I porti sono mete
di lunghi viaggi,
di voli di gabbiani.
Luoghi lontani
in cui approdare
stanchi e senza forze
E sono braccia
che accolgono,
separano, respingono
Fermano passi,
bloccano,
scoraggiano rincorse
Lì, tra le ombre,
qualche barbone
o lucciola vagante
Forti silenzi
s' impongono
sul ritmo delle onde
Cinzia Pitingaro
**********************************
Commento di Epitteto:
Dei < gabbiani > non se ne può proprio più.
D'altronde non si può mica sterminarli tutti.
Come non si possono sterminare le orde di fuggiaschi sulle nostre ed altrui spiagge.
Invasioni epocali ce ne sono sempre state da un continente all'altro.
Penso che ci giochi molto la pigmentazione della pelle che ci rende all'oggi vieppiù diversi.
Al peggio contribuiscono poi la religione e la cultura del tutto opposte.
Tuttavia se a sbarcare fossero dei ricchi, anche le differenze si stempererebbero all'istante.
Testo in lettura corsaro per suscitare commozione e solidarietà, quali abbondano se solo retoriche.
Altro discorso impegnarsi fattivamente.
La Chiesa cattolica e non docet, in primis.
Poesia invero valida nel suo freddo determinismo concreto.
Hal
12 giugno alle ore 17:46
I PORTI
I porti sono mete
di lunghi viaggi,
di voli di gabbiani.
Luoghi lontani
in cui approdare
stanchi e senza forze
E sono braccia
che accolgono,
separano, respingono
Fermano passi,
bloccano,
scoraggiano rincorse
Lì, tra le ombre,
qualche barbone
o lucciola vagante
Forti silenzi
s' impongono
sul ritmo delle onde
Cinzia Pitingaro
**********************************
Commento di Epitteto:
Dei < gabbiani > non se ne può proprio più.
D'altronde non si può mica sterminarli tutti.
Come non si possono sterminare le orde di fuggiaschi sulle nostre ed altrui spiagge.
Invasioni epocali ce ne sono sempre state da un continente all'altro.
Penso che ci giochi molto la pigmentazione della pelle che ci rende all'oggi vieppiù diversi.
Al peggio contribuiscono poi la religione e la cultura del tutto opposte.
Tuttavia se a sbarcare fossero dei ricchi, anche le differenze si stempererebbero all'istante.
Testo in lettura corsaro per suscitare commozione e solidarietà, quali abbondano se solo retoriche.
Altro discorso impegnarsi fattivamente.
La Chiesa cattolica e non docet, in primis.
Poesia invero valida nel suo freddo determinismo concreto.
Hal
mercoledì 13 giugno 2018
Al primo colpo
di Epitteto
Assediata dalle ristrettezze economiche e affascinata dal mio denaro e da una possibile vita agiata, la procace trentenne d'assalto si è lanciata in profferte d'amore.
Poi avuta contezza della mia veneranda età, in un sussulto di scrupoli si è ritirata prudentemente dal mercimonio.
Magari costui, avrà pensato, mi muore tra le braccia al primo colpo...
Hal
di Epitteto
Assediata dalle ristrettezze economiche e affascinata dal mio denaro e da una possibile vita agiata, la procace trentenne d'assalto si è lanciata in profferte d'amore.
Poi avuta contezza della mia veneranda età, in un sussulto di scrupoli si è ritirata prudentemente dal mercimonio.
Magari costui, avrà pensato, mi muore tra le braccia al primo colpo...
Hal
Soli e abbandonati
di Epitteto
" E' vero che talora non si è mai soli come quando si è in due, al punto tale che paradossalmente Cechov arrivava a consigliare < Se temete la solitudine non sposatevi > ".
Così Gianfranco Ravasi, cardinale e ministro della cultura vaticana.
Per i proverbi, meglio soli che male accompagnati, il peggio nella vita è finire con chi ti fa sentire veramente solo, ecc.
Su Facebook le cose non vanno meglio.
E' un continuo conoscersi e lasciarsi per incompatibilità di carattere e di vedute.
Una rete bucata che non riesce a trattenere gli associati che per poco tempo, poi ognuno a navigare in solitudine alla ricerca inutile e disperata di anime gemelle.
Hal
di Epitteto
" E' vero che talora non si è mai soli come quando si è in due, al punto tale che paradossalmente Cechov arrivava a consigliare < Se temete la solitudine non sposatevi > ".
Così Gianfranco Ravasi, cardinale e ministro della cultura vaticana.
Per i proverbi, meglio soli che male accompagnati, il peggio nella vita è finire con chi ti fa sentire veramente solo, ecc.
Su Facebook le cose non vanno meglio.
E' un continuo conoscersi e lasciarsi per incompatibilità di carattere e di vedute.
Una rete bucata che non riesce a trattenere gli associati che per poco tempo, poi ognuno a navigare in solitudine alla ricerca inutile e disperata di anime gemelle.
Hal
venerdì 8 giugno 2018
Josefa Vecchio
7 giugno 2017
MONDO TONDO...
In questo mondo tondo, mi ci perdo,
fatto di scritti, versi e di poeti,
c'è chi ci mette l'anima e l'amore,
chi l'allegria racconta e chi il dolore.
Un mondo dove voglio rimanere:
dove i gabbiani volano sul mare,
dove ci son le fate ed i folletti
ed i tramonti che fanno sognare.
Qui vive lo scienziato di parole,
che scava nel suo cuore per scoprire,
favole e versi che puoi raccontare,
scene di vita e storie da stupire.
E lì ci sono tutti amici cari,
perchè un poeta ha l'animo pulito,
che sento e che mi tocca nel profondo..
amo restare in questo mondo tondo.
Josefa Vecchio
*******************************
Commento di Epitteto:
Forse troppo scolastica.
Comunque il messaggio c'è, a tutto tondo.
Sono a questo mondo, ci sto volentieri malgrado i tanti no della vita.
Ma a ben guardare non siamo noi a decidere liberamente.
Ci pensa la natura con le sue imperscrutabili leggi psicofisiche.
In realtà stiamo in vita per un iinsopprimibile spirito di conservazione a difesa della specie.
Noi ed ogni altro essere vivente, vegetale compreso.
Siamo dei viglicchi che hanno paura di morire, non sapendo per niente di uno sperato Aldilà.
Il silenzio che i circonda, il narcisismo imperante, il benessere conquistato, ecc. depongono a favore della presenza fisica su questa terra, rendendoci menzogneri e paurosi.
Altrimenti sapremmo bene cosa fare, come ebbe a rispondere il Satiro sapiente al Mida ignorante.
Hal
7 giugno 2017
MONDO TONDO...
In questo mondo tondo, mi ci perdo,
fatto di scritti, versi e di poeti,
c'è chi ci mette l'anima e l'amore,
chi l'allegria racconta e chi il dolore.
Un mondo dove voglio rimanere:
dove i gabbiani volano sul mare,
dove ci son le fate ed i folletti
ed i tramonti che fanno sognare.
Qui vive lo scienziato di parole,
che scava nel suo cuore per scoprire,
favole e versi che puoi raccontare,
scene di vita e storie da stupire.
E lì ci sono tutti amici cari,
perchè un poeta ha l'animo pulito,
che sento e che mi tocca nel profondo..
amo restare in questo mondo tondo.
Josefa Vecchio
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Commento di Epitteto:
Forse troppo scolastica.
Comunque il messaggio c'è, a tutto tondo.
Sono a questo mondo, ci sto volentieri malgrado i tanti no della vita.
Ma a ben guardare non siamo noi a decidere liberamente.
Ci pensa la natura con le sue imperscrutabili leggi psicofisiche.
In realtà stiamo in vita per un iinsopprimibile spirito di conservazione a difesa della specie.
Noi ed ogni altro essere vivente, vegetale compreso.
Siamo dei viglicchi che hanno paura di morire, non sapendo per niente di uno sperato Aldilà.
Il silenzio che i circonda, il narcisismo imperante, il benessere conquistato, ecc. depongono a favore della presenza fisica su questa terra, rendendoci menzogneri e paurosi.
Altrimenti sapremmo bene cosa fare, come ebbe a rispondere il Satiro sapiente al Mida ignorante.
Hal
Mimma Raspanti
6 giugno alle ore 18:41 ·
MAESTRO
Non ho mai avuto un maestro.
Ho disegnato, dipinto attimi di vita
senza conoscere metodi.
Avrei curato le ombre, le luci,
evidenziato ogni tratto saliente
se avessi avuto un maestro.
E avrei voluto un maestro
quando ho scritto poesie,
quando parole inadeguate
tracciavano strade da percorrere
arrotolando pensieri
come cartine e tabacco da fumare…
Avrei voluto un maestro
mentre m’improvvisavo sartina impaziente
tra vecchi abiti da riciclare
o tra i fornelli a pasticciare sapori diversi
come i desideri di un mendicante.
Oh Maestro, quanto bisogno di chiamarti!
E ho chiamato Maestro
il vecchio albero del giardino sottocasa
ed il fringuello sul davanzale,
lo stupore di un bambino che passava,
la montagna lontana dal grigioverde sbiadito,
la canicola in estate o l’acquazzone che rinfresca …
Ho chiamato maestro il tuo volto sul mare,
i tuoi segni nell’aria, i sussurri di una musa spaesata:
ti ho amato, ascoltato, maestro.
Passata è la vita, sommersa in un mondo
che improvvisa e travolge. Così,
ho chiamato maestro
tutto ciò che mi strappasse un sorriso.
Mimma Raspanti
***********************
Commento di Epitteto:
Si direbbe che taluni abbisognino di un Maestro tutta la vita.
Una persona che si assuma la responsabilità d'ogni cosa ed indichi la via al discente.
Non per niente in tanti s'invocano dei Peter Pan, rifiutandosi di crescere.
In realtà, dice il saggio, ad un certo punto del percorso è necessario uccidere il Maestro, e camminare con le proprie gambe.
Questa sorta di inadeguatezza può colpire chiunque nel corso dell'esistenza, per potersi rifugiare nel caldo abbraccio della deresponsabilizzazione.
D'altra parte gli stessi sogni sono una camera di compensazione alle nostre inadeguatezze e frustrazioni, quasi un luogo ove rifugiarsi nei momenti di rifiuto interiore.
Stupise, ma non tanto, il soccorso richiesto sovente alla religione, con una fede irrazionale in un divino inesistente.
La nostra Autrice percorre tante tappe in questo percorso d'aiuto e alla fine pare rinchiudersi nella solitudine dell'abbandono.
Chè niente e nessuno può sostituirci lungo la via accidentata dell'esistenza.
Siamo soli, disperatamente soli, come soli si nasce e soli si muore.
Testo forse troppo insistito, Hal.
6 giugno alle ore 18:41 ·
MAESTRO
Non ho mai avuto un maestro.
Ho disegnato, dipinto attimi di vita
senza conoscere metodi.
Avrei curato le ombre, le luci,
evidenziato ogni tratto saliente
se avessi avuto un maestro.
E avrei voluto un maestro
quando ho scritto poesie,
quando parole inadeguate
tracciavano strade da percorrere
arrotolando pensieri
come cartine e tabacco da fumare…
Avrei voluto un maestro
mentre m’improvvisavo sartina impaziente
tra vecchi abiti da riciclare
o tra i fornelli a pasticciare sapori diversi
come i desideri di un mendicante.
Oh Maestro, quanto bisogno di chiamarti!
E ho chiamato Maestro
il vecchio albero del giardino sottocasa
ed il fringuello sul davanzale,
lo stupore di un bambino che passava,
la montagna lontana dal grigioverde sbiadito,
la canicola in estate o l’acquazzone che rinfresca …
Ho chiamato maestro il tuo volto sul mare,
i tuoi segni nell’aria, i sussurri di una musa spaesata:
ti ho amato, ascoltato, maestro.
Passata è la vita, sommersa in un mondo
che improvvisa e travolge. Così,
ho chiamato maestro
tutto ciò che mi strappasse un sorriso.
Mimma Raspanti
***********************
Commento di Epitteto:
Si direbbe che taluni abbisognino di un Maestro tutta la vita.
Una persona che si assuma la responsabilità d'ogni cosa ed indichi la via al discente.
Non per niente in tanti s'invocano dei Peter Pan, rifiutandosi di crescere.
In realtà, dice il saggio, ad un certo punto del percorso è necessario uccidere il Maestro, e camminare con le proprie gambe.
Questa sorta di inadeguatezza può colpire chiunque nel corso dell'esistenza, per potersi rifugiare nel caldo abbraccio della deresponsabilizzazione.
D'altra parte gli stessi sogni sono una camera di compensazione alle nostre inadeguatezze e frustrazioni, quasi un luogo ove rifugiarsi nei momenti di rifiuto interiore.
Stupise, ma non tanto, il soccorso richiesto sovente alla religione, con una fede irrazionale in un divino inesistente.
La nostra Autrice percorre tante tappe in questo percorso d'aiuto e alla fine pare rinchiudersi nella solitudine dell'abbandono.
Chè niente e nessuno può sostituirci lungo la via accidentata dell'esistenza.
Siamo soli, disperatamente soli, come soli si nasce e soli si muore.
Testo forse troppo insistito, Hal.
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