mercoledì 27 febbraio 2019


Pensieri in pillole
di Epitteto

1 - L'urlo.
Durante una spedalizzazione, ho avuto modo di intrattenermi con una assistente volontaria, con tanto di cartellino identificativo al petto, il cui compito era di intrattenere i degenti in sofferenza.
Parlando con loro del più e del meno al fine di ridurne lo stress del ricovero.
Dopo poche battute ho realizzato che la volontaria in realtà era lei in cerca di compagnia e di interlocutori a compensazione della sua solitudine e vuoto esistenziale.
Così per i poeti, che pubblicano credendo di educare i lettori al meglio letterario.
In realtà i loro post sono altrettante grida di aiuto in soccorso alla propria disperazione per un'esistenza indecente propinata dalla sorte.


2 - Il canto gregoriano.
E' scientificamente appurata la capacità di questa antica arte del cantare nell'infondere benessere interiore.
Una specie di yoga del cervello.
Attraverso le vibrazioni gutturali del canto gregoriano, nato tra il VI° e VII° secolo con papa Gregorio I° ( da cui il nome ), senza strumenti di accompagnamento ma puramente vocale, si raggiunge una profonda serenità interiore grazie al fluire libero del respiro senza ansimi nè stress.
Provare per credere...

3 - Le sette opere di misericordia spirituale.
Il compito del critico- commentatore su queste pagine si riassume nelle seguenti tre opere di misericordia spirituale:
- Consigliare i dubbiosi.
- Insegnare agli ignoranti.
- Sopportare pazientemente le persone moleste...

Cirillone

martedì 26 febbraio 2019

Follia senza limiti
di Epitteto

Ecco una breve disamina sulle reliquie dei santi custodite a iosa nelle chiese d'ogni dove.
Nel Medioevo erano ricercate e commerciate in gran diffusione.
La lingua di S. Antonio, il sangue di San Gennaro, clavicole, femori, metatarso, rotule, ulna, capelli, unghie, denti, lacrima in fialetta, orecchie, scapole, persino il prepuzio di Gesù bambino quando circonciso ( fino a 15 ) a Santiago di Compostela, Chartres, Besançon, Metz, Hildesheim, Anversa, ecc.
Famoso il prepuzio mistico di S. Caterina da Siena, che vedeva solo lei come anello di matrimonio con Gesù, ecc.
Oggetti poi intrisi di santità: velo della Madonna, graticola di S. Lorenzo a Roma in S. Lorenzo in Lucina ( quinci rubata... ).
E poi le spine della corona in Croce, la lancia, la spugna imbevuta di aceto, schegge e pezzi della Croce, i denti di S. Apollonia ( circa tre chili e mezzo... ), ed altre amenità.
All'oggi senza contare negli ospedali moderni quanti organi e parti corporee di santi sconosciuti buttati e bruciati senza saperne il valore commerciale e religioso...
Con buona pace dei credenti zuzzerelloni!

Piripicchio

lunedì 25 febbraio 2019


Ode pindarica
SAPORE DI MARE
di Manrico Bacigalupi

Stasera, la luna risplende
radiosa !
Un nastro d’argento protende
sul mare , lucente e fatata
d'un faro, la scia.
Là, in fondo, silenti lampare
che ondeggian
festose qual lucciole in mare;
e mentre ,sul lido, la schiuma
si traccia una via,
la mente mia vaga lontano:
ricordi improvvisi…abbaglianti:
Quel viso ! La man nella mano,
e mille sospiri d’amanti !
Ma il tempo lenisce l’affanno,
( la cresta dell’onda riappare…)
Sul viso, due lacrime e sanno
di mare !
***********************
Commento di Epitteto:
Il testo parte male con un'apertura panoramica alquanto scontata.
Il mare nella sua immensità e fissità, la luna, lo scintillìo dell'onde, il faro, le lampare, la risacca, senza però l'immancabile gabbiano.
Poi la sterzata.
I due amanti mano nella mano lungo la battigia, persi in sogni e parole romantiche.
Al solito, si dirà.
Eppure la suggestione dell'incedere a due sullo sfondo di un insieme marino ci ha sempre il suo fascino.
Col lampo dell'attimo fuggente e poi l'abbandono.
Quasi un flash cinematografico a fine pellicola.
Naturalmente col contorno della lacrima a ricordo.
Beh, mica male direi: forse un pò troppo sentimentale
...
Siddharta

14)-SERA D’ESTATE
(sonetto elisabettiano)
di Mori Giancarlo

Sera d’Estate limpida e serena,
il sole s’accomiata dal suo mare,
l’onda s’accosta lieve sulla rena
e, cotal quasi, a fremito ancillare,

la bacia e, vereconda, si ritrae.
Un respiro di vento t’accarezza
la pelle ed il pensiero si distrae
da quella incomparabile bellezza.

E’ la calda stagione dell’amore
che vivere ti fa soavemente
e, se di gioventù sei nel fulgore,
potrai goderla dilettevolmente.

Ma se l’età t’ha logorato l’ossa
non è amor che t’aspetta, ma la fossa.
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Commento di Epitteto:
Gustosa nella sua lepidezza.
Le due età dell'uomo: gioventù e vecchiaia.
E sullo sfondo l'amore sensuale con contorno della natura mezzana...
Simpatica, e non poco.
Epitteto
h
SABBIA TRA LE DITA...
di Josefa Vecchio

Tra le mie mani un foglio e una matita,
affiorano momenti del passato..
cuciti tra le pieghe della vita
con seta pura e con filo spinato.
*
Ed ogni mio pensiero si fa verso,
quando nei dolci sogni di fanciulla
vedo il mio sole su nel cielo terso
attraversare i rami di betulla.
*
E la mia casa come pandispagna..
il fuoco acceso e aroma di cannella,
coi muri spessi e intorno la campagna
piena di fiori e odor di nepitella.
*
Rivedo gli occhi belli di mia madre,
limpidi, pari a un sorso d'acqua pura,
come le stelle in alto che leggiadre..
splendono intense nella notte scura.
*
Adesso solo sabbia tra le dita
dei miei cimeli ancora imprigionati,
scivolo lungo i fianchi della vita
con i ricordi mai dimenticati.

**********************************
Commento di Epitteto:
Sabbia tra le dita.
Poesia intimistica, laddove riaffiorano ricordi e rimpianti.
In un'atmosfera sospesa tra delicati fili sentimentali propri di un animo sensibile.
La casa avita immersa nel verde, impregnata di profumi e odori che solo la prima età e la giovinezza sanno cogliere appieno nella loro essenza.
Nell'abbraccio dell'amore materno, sublimato dal tempo e dallo spazio.
Manca la figura paterna, forse non presente all'epoca e cancellata senza rimorsi.
Un passato che non c'è più, ma fisso per sempre nella memoria.
I versi, mai superflui, denotano una mano delicata, sapientemente descrittiva.
Quale solo l'amore filiale sa suggerire con contenuto rammarico.
Pregnante il tutto, nello scorrere di versi articolati.
Invero bravissima.
Epitteto

Inno a l’albero
di Nazario Bruno

Albero maestoso che protendi
il tuo alto fusto, e i rami, al cielo,
o con generosi frutti pendi,
dopo aver sofferto vento e gelo;


albero divino che rinnovi
con le verdi fronde il tuo sembiante,
e che ascolti il vento, e che ritrovi,
nella stagione bella, sfavillante

nuova lucentezza di colore,
immobile nel giorno e nella sera,
tu vivi come vuole il tuo Creatore,
sereno ne l’inverno e a primavera.

Non ti lamenti del tuo stare immoto,
non cerchi altre spiagge ed altri lidi;
rifugio degli uccelli, tu, devoto,
offri riparo a tutti e gli sorridi.

Mantieni saldo il mondo, e le radici
protendi nella nuda madre Terra;
accogli il lampo e il tuono e benedici
la pioggia o il sole che i suoi dardi sferra.

Tu di vita sei emblema, e di saggezza
e conduci esistenza silenziosa;
rinasci come nasce giovinezza
e a l’ombra tua il cuore si riposa.
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Commento di Epitteto:
Sì, ben equilibrata nel suo lungo esternare.
Soprattutto sentita, quasi un canto d'ammirazione e d'amore per la natura.
In tempi in cui l'uomo distrugge clima, vegetazione, insetti, ecc. nella sua folle corsa al progresso.
Ogni anno vengono desertificate aree pari alla superficie della Svizzera.
E pensare che un tempo certe tribù indigene chiedevano scusa alle piante che intendevano abbattere.
Qui ci abbiamo un albero d'annata che silenzioso svolge il suo ruolo naturale, con frutti, rifugio ai volatili, ombra ai viventi, maestoso e solenne.
E mi sovvengo di anni fa, quando degli scriteriati ebbero ad abbattere nei pressi di casa mia un filare di annosi tigli per allargare una stradale, piante amiche che mi sorridevano fin dalla mia prima infanzia.
Sì, le piante sono esseri viventi, seppur fissati al suolo agitano notte e dì le fronde al vento, e paiono parlare al cuore.
La poesia in lettura rientra nel filone del carme arcadico, un inno alla terra madre d'ogni vivente.
Bravissimo, Epitteto

domenica 24 febbraio 2019


Il pertugio
di Epitteto

Il terminne < demi-vierge > deriva dal titolo di un romanzo di Marcel Prévost ( Les demi-vierges, 1894 ).
Per indicare la ragazza che pur avendo rapporti sessuali mantiene però integra la sua verginità anatomica per serbarla in vista del matrimonio.
Perchè la mezza vergine si dà un gran daffare con mani, bocca e l'altro pertugio, ma sta ben attenta a non farsi deflorare.
Ben sapendo la grande importanza della verginità per i maschi, considerata un bene e un sigillo di paternità esclusiva.
Poveri illusi, che non sanno come un terzo delle nascite non sono opera del marito/compagno di turno, ma di altro intruso.
Il quale ultimo opera come mediatore sociale, specie quando il lui ufficiale sia sterile e a sua insaputa.
La storia era ben nota agli antichi i quali, con i riti orgiastici ( baccanali, dionisiaci, ecc. ) aperti a tutti schiavi compresi, consentivano rapporti promiscui a beneficio della prolificazione della specie umana allora alquanto ristretta numericamente..
Nel recente passato in talune aree gografiche si provvedeva analogamente con l'impazzare del carnevale, ormai in disuso.
A conclusione, comunque, dopo un secolo dalla morte di Marcel, oggi non si trova più nemmeno una vierge, intera o demi, all'orizzonte, con buona pace per i cultori del genere.

Muzio Scevola