domenica 16 dicembre 2018


Spigolando
di Epitteto

1 - I mariti inutili
Arrivati ad una certa età ragguardevole,
i mariti diventano inutili.
Nel senso cioè che, non servendo più a niente, sono sopportati come un peso in famiglia.
Tuttavia l'insoddisfazione coniugale parrebbe reciproca.
Perchè i mariti inutili a loro volta sbandierano ai quattro venti le proprie mogli come semplici badanti a tempo pieno...


2 - Marito sconsolato...
Le mie lacrime non la resusciteranno.
Ecco perchè piango a dirotto!

3 - L'errore.
Gli umani sono l'errore di dio ( Isaac B. Singer ).

Sacripante
Teresa Frasca
LA PRIMA NEVE

Fiocchi di neve,
invernali stelle cadenti,
piovete ghiacciati coriandoli:
come folletti danzanti
irridete le notti più fredde.
Con arcana magia
rendete
vaghi e felpati,
i passi dell'umano rumore
e, per un istante,
ridonate l'incantesimo
della perduta infanzia,
agl'imbiancati cuori.

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Commento di Epitteto:
Poesia rigida sia nella struttura che nel significante.
Le figure retoriche ben distribuite non appesantiscono eccessivamente il testo.
Quasi un flash di primo impatto.
Direi una descrizione fredda come il paesaggio a riferimento.
Con il solo accenno intimistico, ma sufficiente, agli < imbiancati cuori >, pieni di nostalgia per < l'infanzia perduta >, quando l'ingenuità faceva aggio sull'indurimento dei sentimenti del vivere.
Direi una poesia a metà tra emozione e tecnica, che non presenta novità, ma che si fa leggere volentieri.
La nostra Autrice si spende con parsimonia, aumentando le aspettative dei lettori.
Ottima la distribuzione dell'interpunzione.
Molto brava, Epitteto.
E’ GIA’ NATALE !
( di Manrico Bacigalupi)

Con il nasino appiccicato al vetro.
Il bimbo guarda scendere la neve;
le macchine, giù in strada, avanti e indietro
s’incrociano silenti, a passo lieve.

Son fiori bianchi e scendono dal cielo
a mille a mille ed ecco, in un momento
s’inseguono d’intorno, a mulinello…
per poi svanire e perdersi nel vento !

Un manto bianco, silenzioso sale.
Rivolge, in cielo, il bimbo una preghiera:
“…O mio buon Dio, fra un po’ sarà Natale.
mi mandi il babbo mio, per quella sera ?

La mamma piange ancor, non si consola;
anche l’amore mio ben poco vale.
Per una sera… una volta sola !
Ti prego, mio Signore…è già Natale ! ..”

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Commento di Epitteto:
Le poesie di Manrico vanno lette alla luce romantica della vita, della natura, dei sentimenti.
L'aspetto religioso fa capolino sovente col tocco leggero dell'animo gentile, sospeso nell'immaginario tra speranza e realtà.
Per l'intimo fanciullesco e pedagogico potremmo definirlo un De Amicis moderno, anche se quest'ultimo del tutto privo della fede teologica corrente ai tempi.
La letteratura del Nostro è leggera, addirittura soffice, quasi timorosa di esprimersi con la forza travolgente delle parole.
Il suo parrebbe più un invito a sognare che non a descrivere la realtà nella crudezza dell'esistere.
Un poeta quindi dal verso composto, ma pregno di intimo significato.
Tanto gli dovevo, Epitteto.
Pietro Zurlo CON COMMENTO DI CINICO CRATETE
AMICHETTO DI EPITTETO EUBULIDE:
PENZIERO D’’O PAESE
***di Pietro ZURLO***

Penziero d’’o paese mio luntano…
doppo tant’anne tu me viene a mente;
me ne so’ ghiùto senza sapè niente,
lassànno tutt’e ccose mie chiù care.
Lassaje l’amice, quacche nnammurata,
lassaje ’e ssore meje, màmmema e pàte;
tanno nun ce penzaje, ero scujetato…
ma a sta luntano ’a te nun se po’ stà!
E ogni tanto vengo addò so’ nato…
e giro pe’ sti strate maje scurdate;
’ncopp’o rione Barco, ’a zona mia,
truvanno quacche amico ch’è spusato.
Na stretta ’e mana, nu saluto ’e pressa
e torno n’ata vota a passiggià...
rimangono ’e ricòrde ’e stu paese...
tanta barcune chin’e sciure ’e rose.
Ce trovo pure chillo ’e nenna mia
quanno l’ammore mio adacquava ’e sciure...
m’’o guardo e ‘a dinto se fa triste ’o core…
nisciuno chiù s’affaccia p'adacquà!.-
G L O S S A R I O:
-So ghiuto= Sono andato,
-Tanno=Allora,
-Scujetato= Scapolo,
-'E pressa=Di fretta,
-Barcune=Balconi,
-Barcunata=Balconata,
-Na nenna= Una ragazza,
-Adacquava 'e sciure= Innaffiava i fiori,
-P’adacquà=Per innaffiarli.
La detta lirica è stata premiata con 2° posto dalla sottostante commissione del concorso di Poesia e Narrativa:
COMMENTO della commissione "Roscigno Vecchia" del 22 settembre 2012 nelle persone di: Dr. Giacinto IANNUZZI, (Presidente della Commissione); Ins. Lucia CLEMENTE (Presidente dell'Associazione) e dal sig. Leopoldo PASSARELLA:
Pavese affermava "Ognuno si porta un paese nel cuore", il paese come scrigno dove sono custoditi gli affetti più cari, le amicizie vere, gli amori nati e finiti, i sogni, la voglia di vivere la comunione dei sentimenti e di rivivere situazioni e relazioni ormai in disuso, tempi e spazi condivisi, le radici. Paese che si ammanta di malinconia quando da lontano si avvertono i profumi trasportati dal vento e prepotente ritorna la voglia "a te truvà". E si ritorna, e non sempre si ritrova, tutto quello che si è lasciato e che resterà indelebile solo nella memoria di chi ama ed ha tanto amato. Questa poesia è un excursus fra i meandri del cuore dove si celano i più intimi sentimenti, le mere nostalgie che espresse con parole semplici fanno riflettere ed emozionano.

COMMENTO DI CINICO CRATETE
Lirica dalla profonda vena nostalgica.
E' inutile, l'imprinting ritorna a galla per quanto tempo possa essere trascorso. In fin dei conti i ricordi dei primi anni restano indelebili.
Si può girare il mondo, visitare le contrade più belle, ma il nostro pensiero resta ancorato a quei tempi di vita. Quando si formano gli affetti, il carattere, le esperienze, i rudimenti di scuola.
I nostri emigranti in U.S.A.: le madri, i nonni colà rifiutavano la lingua, gli usi, i costumi del posto e testardamente parlavano in famiglia il patrio dialetto , perpetuando le proprie tradizioni.
Quando si ritorna al paese ci assale lo struggimento interiore. Qua c'era il tal negozio, là il primo bacio d'amore, qui si faceva la festa rionale...E dentro un piacere che emerge, e fuori parole a profusione fino a stordire chi ci ascolta...E le persone, come sono cambiate! E noi per loro. Con quello sguardo reciproco interrogativo e smarrito con cui si cerca di ricordarci dopo il tanto tempo trascorso.
E poi si riparte, si torna al nostro mondo di sempre, ben sapendo che un pezzo di noi rimarrà come ogni volta nella terra natia.
Ho scritto questo commento senza leggere le motivazioni del premio ( che ora andrò a scorrere per non intaccare la spontaneità del mio giudizio.
Bravissimo.
Cinico Cratete.

La conta
di Epitteto

Io ci ho un metodo formidabile e infallibile per selezionare gli amici virtuali di < facebucche >.
A fine di ciascun mese canonico metto in fila tutti i nuovi che mi hanno chiesto l'amicizia.
Poi faccio la conta:
< Sotto il ponte di Cavacca
c'è Pierin che fa la cacca,
e la fa dura dura
il dottore la misura,
e misura trentatre
fuori l'uno, il due e il tre! >.
Fin quando mi resta la solita ventina.
Lascio cioè alla sorte la benevolenza della scelta.
A che nessuno me ne voglia...

Epaminonda

sabato 15 dicembre 2018

Qua e là
di Epitteto

1 - Negli anni ho letto in rete così tante schifezze poetiche altrui, che le mie al confronto paiono degli zuccherini.
E pensare che vi sono ottimi blog e siti che se la tirano tanto, invasi da invasati scribacchini a tutto campo che ne fanno perdere serietà e prestigio.

2- I ricordi del prossimo anno già mi pesano...

3 - Dire sempre il vero e mai la verità!

4 - Credo, sono un fervido credente, soprattutto nella forza della Chiesa di Roma nel collocare all'estero valuta pregiata.

Laomedonte

venerdì 7 dicembre 2018


- NUDITA' DELL' ALBA -
Danzano fanciulle
su arazzi lunari ,
rondini notturne
garriscono
verso innocenza d' astri .
ali e criniere :
arabeschi di cavalli
e' il cielo .
Gli occhi sollevano onde ,
ridiscendono luce
fra oscillanti alghe .
Fiori pensili :
illusione armonie
di corolle .
Navigli cancellano maree
e insidie lunari . L' anima
rinasce fra le spume
nella casta nudita' dell' alba .

- MARIA TERESA LIUZZO -
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Commento di Epitteto:
Mah, io all'alba tutte queste cose mica ce le ho viste mai.
Sarà che sono un prosaicone della madonna.
Oppure con gli occhi rivestiti di fette di salame.
Una retorica ingombrante, che alla fine intasa una chiara visione d'insieme.
La mia anima invece si nutre della semplicità del dire.
Bisogna guardare con l'innocenza di un bambino per cogliere l'essenza della vita e della natura.