giovedì 13 luglio 2017

’O COMPLEANNO
***di Pietro ZURLO***

Vulite festeggià chist’anne mie?
Io nun ce tengo, ch’aggia festeggià?
St’anne ca tengo ’ncuollo so’ pesante...
‘e festeggiasse si m’’e scarrecasse!

Allora si ca io facesse festa...
io me luvasse ’e guaie, ’e mmalatìe,
addeventasse bello e aitante,
campasse a ghì arreto ‘a vita mia!
Chiste so’ suònne da putè sunnà...
sulo accussì ce stesse ‘a festeggià.
Perciò, che mme facite a ffa st’aùrie...
si perdo ‘a vita ogne anno ‘e cchiù?
Bello sarrà p’’e figlie, p’’e nepute..
ca fanno festa ad un’antichità!
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* Epitteto Eubulide:
Il pessimismo di don Pietro non mi convince.
La vecchiaia è il periodo d'oro dell'uomo.
Non deve più niente a nessuno, nessuno gli chiede più niente.
Si può godere gli svaghi salutari sempre rimandati per ragioni di lavoro e di famiglia.
E dispensare la saggezza maturata con l'esperienza negli anni.
Tornare indietro, dice l'Autore.
Ma nemmeno per sogno; adesso che sono arrivato fin qui,
correre il rischio di non
arrivarci la seconda volta...E poi vuoi mettere:
finalmente a un passo dal sapere cosa c'è di Là!
Io mi auguro solo che ci aspetti un mondo di pace e di bellezza.
Tutto il contrario di quanto ho sperimentato quaggiù.
Barabba

mercoledì 12 luglio 2017

PREGIUDIZI.

E' davvero vergognoso che il presidente Trump abbia fatto uscire gli USA dall'Accordo di Parigi sul clima, pietra miliare per la riduzione dei gas serra.
Gli scienziati non possono molto per far cambiare opinione a qualcuno vittima di distorsioni cognitive errate, non basate su prove ed evidenze.
Se taluno ha già deciso di non credere al cambiamento climatico e negarne l'evidenza resterà impermeabile alla scienza ed alle sue prove.
Hal di Epitteto

lunedì 10 luglio 2017

"Quanno vengo int'a sta casa" - e cioè:
QUANNO VENGO INT’A STA CASA
***di Pietro ZURLO***


Quanno vengo int’a sta casa
che arricorda a me ’o vissuto
guardo attuorno e tutto è muto,
ma d’’e ccose sento ’e vvoce.
E mme parla ’nu ritratto
d’’a buonanema d’’a nonna;
m’addurmeva stritto ’mpietto
e cantava ’a ninna nanna.
E chest’aria ca mo sento,
doce doce, assaje suttile
addeventa ’nu suspiro...
tutt’e ccose ’e ffà parlà.
Assaporo st’aria antica,
d’’a passata gioventù;
e stu core chiagne e ride
sulo pe’ l’allicurdà.
Quanta cose ca ce stanno...
ca nun tengono culore;
cose viècchie ormaje scagnate
che hanno perso tutto ‘addore,
ca se specchiano int’o specchio
comme a ll’ate sculurito;
addò st’òmmo se riflette...
e se vede ch’è appassito!
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* Epitteto Eubulide:
Don Pietro Zurlo, punta di diamante del nostro gruppo letterario.
Non ci si può stupire dei successi raccolti a piene mani nelle varie tenzoni poetiche.
Il suo linguaggio chiaro, semplice, diretto, sovente in punta di ironia, soprattutto in vernacolo campano, attira il plauso sincero di chi ama leggere testi intelligenti.
Che cantano il quotidiano, sentimenti ed emozioni.
Essergli Amico è buona sorte, si impara la nobiltà d'animo, la discrezione, la sincerità della parola data.
Anche se le contingenze della vita ci costringono talora ad un certo silenzio comunicativo, lui è sempre presente accanto a noi con pensiero magnanimo a giustificare e a tollerare, roccioso nella sua Amicizia.
Con affetto, Epitteto.

giovedì 6 luglio 2017


Madrigale
di Alba Spina

Questo bacio, sorriso,
lieve come alito di brezza,
tiepido come spera di sole,
sospeso per tema di ripulsa,
non chiesto, ma atteso,
ha profumo d'alga, sapore di mare.

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Commento:
Un madrigale arioso, quasi un haiku occidentale.
Come nello stile classico dell'Autrice.
Testo dall'espressione potente, rapida, realistica.
In cui tutti ci possiamo specchiare perchè di certo ci ha visto protagonisti stupiti almeno una volta.
Quando si è stati gratificati di un abbraccio desiderato, forse insperato.
Riuscire a vestire di poesia un atto tutto sommato fugace ed isolato della nostra esistenza è indice di notevole sensibilità e capacità espressive, proprie di un animo sensibile e attento.
Molto bene, Hal di Epitteto.

martedì 4 luglio 2017



Troppi assistenti vocali e pochi utenti. Le macchine parlanti sanno farsi capire?









Ancora non è possibile immaginare quali saranno i gadget hi-tech dei prossimi 10 anni, ma è molto probabile che per interagire con essi useremo la voce. La speech recognition, ovvero la capacità di un computer di capire il linguaggio umano (e rispondere di conseguenza), è stata infatti la tecnologia regina del recente Consumer Electronic Show. A trainare il mercato è Alexa, il software creato ad hoc per l'assistente vocale Echo, un cilindro con cui si può interagire parlando per suonare i propri brani preferiti, conoscere le previsioni di traffico e del meteo, e tante altre cose, tra cui comandare congegni connessi alla smart home. Disponibile in Usa, UK e Germania, dovrebbe presto arrivare anche in Italia.
Moltissimi espositori potevano vantare una forma di interazione vocale impensabile fino a pochi anni fa: LG ha presentato Instaview, frigo al quale si può letteralmente ordinare la spesa, Samsung il robot aspirapolvere Powerbot VR7000, che non richiede più comandi impartiti con telecomando, e l'offerta spazia in lungo e in largo, abbracciando da prodotti per bambini, come Aristotle, assistente di Mattel che può cullare i bimbi e aiutarli nei compiti, alle auto, con Ford che offre l'abilità di mettere in moto, aprire e chiudere le portiere parlando, alle lavatrici di Whirlpool, i telefoni di Huawei, le console per i videogame di Nvidia, le lampade di GE. Senza contare la concorrenza nel settore di Google, con il suo assistente Home, di Apple con Siri e Microsoft con Cortana, solo per citare i concorrenti principali. Il punto però è capire se si tratta del solito ingiustificato entusiasmo per una tecnologia che poi non riuscirà a mantenere le promesse in termini di penetrazione del mercato (il 3D casalingo, ricordate?). Gli analisti sono entusiasti e confidano che sarà proprio la speech recognition la chiave per convincere i consumatori a rendere smart la propria vecchia abitazione. Più scettico è Luca Chittaro, professore a capo del Laboratorio per l'Interazione Uomo-Macchina dell'Università di Udine: «Sono state raggiunte ottime prestazioni per il riconoscimento lessicale, soprattutto per le lingue come l'italiano che non hanno parole diverse con la medesima pronuncia, come il francese mer (mare), mère (madre) e maire (sindaco). Ma una comprensione lessicale al 100 per cento da parte del software non garantisce che capisca la frase e quindi la nostra richiesta. Perché tutto fila liscio se le frasi sono strutturate in modo prevedibile, altrimenti siamo ancora distanti da una piena capacità di riconoscere il linguaggio naturale». Certo, i progressi sono innegabili, come affermato da Shawn Dubrac: il chief economist dell'associazione che rappresenta le aziende tecnologiche americane ha sottolineato come il dato che dà conto del livello di affidabilità dei programmi, ovvero il tasso di errore per parola, si è ridotto da un margine del 43% nel 1995 ad una del 6,3% l'anno scorso. Il record è stato segnato da Microsoft che compete in questo campo con IBM e le altre. “L'evoluzione è stata resa possibile”, spiega Chittaro “dall'utilizzo di Big Data e Cloud: i milioni di conversazioni con gli esseri umani sono archiviati e analizzati da algoritmi di machine learning per ottenere costanti miglioramenti. Nonostante ciò non possiamo aspettarci a breve la capacità di nessuna macchina di capire un qualsiasi discorso fatto da un essere umano”, né di conversare in maniera altrettanto naturale, come Stanley Kubrick ipotizzava nel 1968 nei dialoghi tra gli astronauti e il supercomputer Hal 9000 di 2001: Odissea nello Spazio.
Quel che è certo però è che questa tendenza destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi anni, causerà una serie di effetti collaterali: da una parte c'è chi è preoccupato da una ulteriore stretta della società del controllo, con le multinazionali in grado di archiviare oltre ai nostri documenti e immagini, anche i nostri discorsi; dall'altra c'è chi ottimisticamente pensa che vi potranno essere anche benefici: «Alcuni studi scientifici recenti”, dice Chittaro “studiano la capacità di un assistente vocale di influenzare e persuadere una persona, ad esempio a tenere uno stile di vita più sano, grazie a un fenomeno di antropomorfizzazione e in maniera dunque più efficace di quanto farebbe un computer incapace di avere un dialogo». Comunque vada il professore di una cosa è assolutamente certo: “La diffusione della speech recognition farà diminuire l'utilizzo di tastiere e touchscreen ma non eliminerà le interfacce grafiche, che dovranno invece evolversi per tenere testa alla crescente
mole di dati che avremo a disposizione”.
Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 22 gennaio 2017
SIGNORE!!!
***di Pietro ZURLO***
***
Ti chiedo due cose
prima che io muoia:
Tienimi lontano dalla falsità
e dalla menzogna;
non darmi né la povertà
né la ricchezza,
ma concedimi
quel poco necessario
affinché io possa vivere
dignitosamente.
Poiché se fossi sazio potrei dire:
chi è il Signore?
E sarei tentato di rinnegarti;
mentre, se fossi nella miseria,
potrei darmi al furto,
al ladrocinio e ad altre ruberie,
oltraggiando ugualmente il nome Tuo.
Perciò Signore, concedi al servo Tuo
queste mie richieste, affinché
io possa vivere osannando
il nome Tuo per l’eternità.
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Epitteto Eubulide:
Il nostro Poeta chiede la cosa più difficile al mondo.
Già millenni fa i filosofi se ne erano accorti, individuando la virtù massima nel giusto mezzo.
Già, perchè non si sa nemmeno quale sia la medianità delle cose, figuriamoci quelle morali.
Per chi crede, persino Dio nella sua assolutezza oscilla dal peggio al meglio, ingenerando confusione e caos nell'Universo.
Ad esempio, limitiamoci alle stagioni, sempre esagerate di anno in anno nel bene e nel male.
E allora?
Cerchiamo di vivacchiare alla meno peggio in attesa del niente.
Ma il Poeta, si sa, è nato per sognare: lasciamolo nel suo mondo di speranza senza fine.
Bravissimo, Epitteto.

domenica 2 luglio 2017

Lo strizzacervelli.

Le proprie disgrazie è meglio tenersele per sè.
Perchè non interessano a nessuno.
Gli altri ne hanno già abbastanza delle proprie e non è il caso di aggravarli con ulteriori pene.
E' questione di stile e di educazione.
Se proprio si è alla frutta, un buon psicoterapeuta potrebbe giovare.
Al di Epitteto