lunedì 5 dicembre 2016

domenica 4 dicembre 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/57 Siddharta


A – Per me.
Per me la donna è una creatura nel cui cuore non si entra da cafoni.
Ma in punta di piedi, con discrezione ed eleganza.
B – Secondo lui.
Secondo Dollan Cannell nel documentario inglese proiettato dalla Channel Four nel 2006, ai tempi la C.I.A. avrebbe architettato 638 modi per uccidere Fidel Castro, morto invece ultra novantenne di morte naturale!
C – Hanno detto.
< La vita potrebb’essere solo starsene seduti in mezzo all’erba, tenere in mano una margheritina senza strapparle i petali, perché le risposte si conoscono già, ovvero sono così poco importanti che scoprirle non vale la vita di un fiore >.
Non ricordo chi lo ha scritto, certamente una donna, dal concetto chiaro anche se esposto in modo alquanto involuto.
D – Il buco nero.
Secondo gli scienziati del cielo, ogni galassia ci ha il suo bel buco nero che tutto inghiotte e poi risputa.
Anche gli uomini nel cervello ci hanno un grosso buco nero che tutto ingolla senza pensare o verificare.
Vomitando il tutto alla rinfusa.
Nessun dubbio quindi anche negli eccessi teologici.
In tanti pronti a uccidersi o uccidere per un dio, o meglio per ciò che minoranze furbastre indicano loro come volere di dio.
SIDDHARTA

29.11.2016

acasadiframe: Pensieri Cinici Quotidiani 2016/57 Siddharta

acasadiframe: Pensieri Cinici Quotidiani 2016/57 Siddharta: A – Per me. Per me la donna è una creatura nel cui cuore non si entra da cafoni. Ma in punta di piedi, con discrezione ed elega...

Il razzo - racconto - Rubrus



Quando Pietro era bambino, al termine dei pranzi importanti si mangiavano gli amaretti. Erano biscotti speciali perché i grandi usavano la carta della confezione per fare “il razzo”.
L'avvolgevano a mo' di cilindro, la posavano su un piattino e incendiavano la parte superiore.
Il razzo, allora, prendeva il volo verso il soffitto lasciando cadere minuscoli frammenti, proprio come un piccolo missile.
Adesso è Pietro a far partire il razzo per sua madre, magari dopo una pastina e un po' di crescenza, quando le infermiere sono distratte, o indulgenti.
Lei lo guarda volare incantata, come se la sua anima si fosse fatta leggera, tanto da salire su quel pezzo di carta, volare fino al soffitto e più oltre.  

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EPITTETO:

  1. Eh no, questo cortissimo è un gioiellino di profondità interiore.
    Con la scusa di un semplice divertissement si toccano corde sensibili.
    L'alfa e l'omega della vita.
    Quando s'appressa l'ora della dipartita, un poco si diventa fanciulli.
    Forse per la fragilità del corpo, forse per la capacità mentale di stupirsi di fronte alle piccole cose.
    Vedete, man mano che salivo d'età mi son comprato un centinaio di giochi d'ingegno con cui mi trastullo in abilità e proiezione intuitiva.
    Peccato che anc'io non abbia accanto un < Pietro > figliolo che mi aiuti a sognare oltre le pareti dello studio in cui sono confinato.
    La potenza di una narrazione come questa la si misura dall'ampiezza dell'impatto intellettuale col lettore.
    Splendida/mente, Sid.























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SCIARTAPELLE VECCHIE
di Damiano Lentisco

Ce sta nun tanto luntano nu paisiello
addò na vot’o mese fanno nu mercatiello.
Sà, un’è chille addò truove nu poch’e tutte
ce stanne tanta cose belle ma pure brutte.
E chi doveva dirmelo, ca ncopp’a na bancarella
chiena chiena e libri, addò spiccavano fra chille
firme illustre, nun stò ad elencà c’è di tutto.
E tutti sparpagliate pecchè già visitate.
C’era sulamente n’angolo aggarbato e sistemato
addò evidentemente nisciune c’ha guardato,
nu cartello diceva: le più belle poesie d’autore.
Leggenne fra tanti ‘o nomme mio, povero core
me stev’ascenne a for’o piette tant’ero cuntento
Custava niente e me accattaie tuttiquante.
Incuriosito ‘o bancarellaro, mi chiese: che ne facite?
E voglio regalà a chi ten’o core mbietto.
C a leggennelo ce prova l’emozion’e chi l’ha scritto.
E pe nu poeta chest’è o massimo ca po' sperà
sapè scrvenne fonnere tristezza c’a felicità.

Lendam
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EPITTETO:
Tra le più belle liriche della produzione di Damiano.
Autobiografica o meno, esprime l'autenticità, espressività ed incisività di un pensiero aduso alla chiarezza espositiva.
Con quel tocco di vernacolo che dona ricchezza ritmica e di suono alla composizione descrittiva dell'evento.
Tutti noi < letterati > almeno una volta abbiamo avuto familiarità con una bancarella di libri usati, nuovi e/o antichi.
In disordine sparpagliato dovuto alla curiosità dei visitatori, e sempre da un lato trascurato una fila ordinata di testi isolati.
Quasi sempre letteratura di tempi e luoghi lontani e dimenticati.
E l'occhio che si posa su una raccolta intonsa dal colore familiare.
Ma sì, come mai può essere, sono le mie silloge stampate ai tempi: un tuffo al cuore e tante, tante sensazioni accorate.
Una leggera carezza furtiva sulla copertina e l'impulso ad acquistarle tutte.
Da regalare a chi so io, che sappia apprezzare ancora la profondità di certe emozioni, ancorchè espresse poeticamente.
Così mi atteggio nei confronti del venditore ambulante, sorpreso da tanto acquisto insperato.
Magnifica/mente per il tocco magico di un Autore che sa centellinare accortamente la sua vena ispiratrice.
SIDDHARTA

venerdì 2 dicembre 2016

LA VIA MAESTRA
( di Manrico Bacigalupi)

Scende la notte, sulla via dei pioppi.
Le mani fredde attorno ad un braciere
che arde al vento, in crepitìo di scoppi:
una pelliccia e lunghe calze nere !

La fiamma avvampa e s’alzano faville
a illuminar, furtive, volti stanchi.
Ma ecco…un dolce viso ! E due scintille
di occhi neri e par che il cuor mi manchi !
“…Vieni con me, piccina, non temere !
Non è, per te, la giusta strada…questa !
Ci sono mete,alfin,molto più vere.
Lo senti già quel suono che qui sale ?
Ebbene, è il canto della Via Maestra…
La neve cade…vieni, è già Natale !
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EPITTETO:
Il fermo immagine di una scena en plein air, forse d'altri tempi forse tuttora corrente, chissà.
In certi sterrati fuori strada un gruppo di lucciole infreddolite intorno ad un falò di legna affastellata, in crepitar di scintille al cielo.
E' Natale, ed il Poeta immagina di tendere una mano solidale in aiuto di una sventurata troppo giovane ed esposta per vendere il proprio corpo al mondo.
Un afflato interiore a soccorso e recupero sociale di una vita sbandata, proprio sotto Natale quando ci si sente più buoni e altruisti.
Il Bene che per qualche tempo sopraggiunge dal profondo dell'animo di molti fedeli.
Poesia semplice, forse d'altri tempi, ma che come in una fiaba rasserena l'animo esacerbato dai troppi affanni.
Tenera/mente, Siddharta.